Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Politiche antidroga

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Risposta all’associazione ASCIA sulla coltivazione domestica della cannabis: posizioni inaccettabili

In riferimento a quanto dichiarato ieri dall'associazione Ascia alla stampa, il Dipartimento Politiche Antidroga così interviene:

Quanto dichiarato in merito alle attività di comunicazione del DPA sugli effetti negativi sulla salute derivanti dall'uso di cannabis, rappresenta ancora una volta non voler prendere atto delle evidenze scientifiche sempre più chiare relativamente alla pericolosità di questa sostanza. Nessuna manipolazione quindi né tantomeno falsificazione di dati (accuse gratuitamente diffamatorie che invitiamo fortemente a circostanziare) ma solo la diffusione di verità per qualcuno scomode che derivano esclusivamente dalla ricerca più avanzata e accreditata. Proprio la ricerca scientifica piu moderna mette in luce inequivocabilmente i danni alla salute psichica correlati all'uso di cannabis (Kuepper  R. et al 2011) e la capacità di dare dipendenza (Melis et al 2005, Robinson &  Kolb 2004; Alan J. et al 2003). Vari studi inoltre evidenziano che, non solo l'uso di questa sostanza, accelera il processo di comparsa di disturbi psicotici soprattutto nei giovani, ma che evitando il consumo si  possa ritardare o in alcuni casi, prevenire l'insorgenza di gravi psicosi. Per le persone vulnerabili inoltre la cannabis  si è dimostrata sostanza in grado di attivare ed agevolare un percorso verso sostanze quali la cocaina e l'eroina con sviluppo di una ulteriore dipendenza. Per quanto riguarda infine la proposta di permettere la coltivazione domestica di tale droga, oltre a non essere compatibile né con la nostra legislazione né con i trattati internazionali, essa ci appare totalmente inaccettabile per il principio stesso della prevenzione dell'uso di droghe e del fatto che non è possibile autorizzare la coltivazione non strettamente regolamentata e controllata di una sostanza tossica. Non si possono confondere peraltro i piani medici di potenziale utilizzo del THC come farmaco per alcune patologie, con quello di un autocura, magari autoprescritta e senza alcun controllo, fuori da qualsiasi sensata prescrizione medica, sulla base di una precisa diagnosi,  e gestione corretta di principi psicoattivi. La coltivazione domestica quindi resta totalmente da contrastare e rifiutare come idea illegale e inaccettabile anche da un punto di vista medico.

 

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