Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Politiche antidroga

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Video e documenti del congresso "Neurobiologia, neuroimaging e aspetti educativi delle dipendenze". Verona dal 7 al 9 giungo 2010.

Filippi: la plasticita’ cerebrale come risorsa per l’educazione

La conoscenza del Sistema Nervoso Centrale, struttura, funzionamento e processo di sviluppo, è di fondamentale importanza non solo per medici e ricercatori in ambito scientifico ma anche per gli educatori. Il rapporto tra la biologia del Sistema Nervoso Centrale e gli stimoli che esso riceve dall'ambiente esterno possono infatti aiutare a rispondere nel modo più efficace alle diverse esigenze educative dei singoli soggetti.

Il ruolo che le neuroscienze possono svolgere in ambito educativo è stato il tema della relazione dell'educatrice Barbara Filippi del Dipartimento Dipendenze di Verona (unità di neuroscienze) intervenuta all'ultima sessione del congresso organizzato dal Dipartimento delle Dipendenze -Ulss 20 - di Verona in collaborazione con il Dipartimento Politiche  Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri,  e soffermatasi, in particolare, "sulla plasticità cerebrale con la quale - ha spiegato - si intende la capacità e caratteristica del Sistema Nervoso Centrale di cambiare e riorganizzarsi in relazione a fattori sia biologici che ambientali".

Filippi è quindi passata alla spiegazione della distinzione tra processo genetico e processo epigenetico. Intendendo con il primo un processo determinato dai geni, con il secondo un processo che si verifica per l'influenza di un certo tipo di ambiente. "L'apprendimento e l'educazione - ha osservato - sono dunque processi epigenetici resi possibili da una struttura determinata biologicamente. Questa distinzione - ha proseguito l'educatrice - sottolinea in maniera chiara come le neuroscienze siano di fondamentale importanza, in questo ambito, per offrire ad ogni singola persona le opportunità di miglior sviluppo possibile.

Da qui il bisogno, per noi educatrici ed educatori, di conoscere le caratteristiche del SNC e i processi biologici sottostanti il comportamento, visto il nostro costante contatto con soggetti che presentano bisogni educativi speciali di vario tipo e, per questo, necessitano di un'attenzione particolare nell'integrazione tra apporti biologici e ambientali".

Il concetto di plasticità sostiene quindi una visione dell'essere umano sotto il profilo del cambiamento che, secondo Filippi, "può permettere di superare il mero assistenzialismo e la tendenza alla passività che spesso - ha concluso - caratterizzano l'agire educativo in presenza di patologie o varie forme di disagio".

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