La Stimolazione magnetica transcranica (TMS), introdotta negli
anni '80 e utilizzata come strumento diagnostico per patologie che
alterano le funzionalità di diverse strutture nervose, ha mostrato
potenzialità terapeutiche in ambito psichiatrico.
Di quest'ultimo aspetto si è occupato, nella sua relazione, il
professor Carlo Miniussi, docente presso il
Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche
dell'Università degli Studi di Brescia - IRCCS Centro San Giovanni
di Dio Fatebenefratelli, intervenuto questa mattina al 2º Congresso
nazionale "Neuroscience of addiction. Neurobiologia, neuroimaging e
aspetti educativi nelle dipendenze", organizzato a Verona dal
Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 di Verona in collaborazione
con il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
"La TMS - ha spiegato il prof. Miniussi - è una
metodica di stimolazione non invasiva del cervello che, per le sue
caratteristiche tecniche, è considerata un importante e promettente
strumento d'analisi delle funzioni corticali". Essa utilizza campi
magnetici per attivare la corteccia cerebrale e viene per questo
utilizzata in clinica neurologica, per diagnosticare patologie che
comportano un'alterazione della funzionalità di diverse strutture
nervose.
A dieci anni dalla sua introduzione, "in maniera del tutto
accidentale - ha ricordato Miniussi - si è
scoperto che pazienti affetti da patologie neurologiche e disturbi
del tono dell'umore, sottoposti a TMS ripetitiva (rTMS) per fini
diagnostici, presentavano un miglioramento del quadro depressivo".
Da qui, l'avvio dell'utilizzo della Stimolazione magnetica
transcranica come trattamento terapeutico in ambito
neuropsichiatrico. "Se utilizzata in modo ripetitivo, infatti -
ha sottolineato il relatore - la TMS, ad alte o
basse frequenze, può ridurre e modulare i fenomeni di
riorganizzazione neuronale, detta plasticità, ed è in grado di
facilitare o inibire, in modo relativamente selettivo,
circuiti neuronali responsabili di determinate funzioni e
determinati sintomi".
Sebbene gli effetti "terapeutici" della TMS siano generalmente
transitori, ha proseguito Miniussi, "c'è la
possibilità che essi perdurino per un periodo di tempo maggiore. E'
quindi interessante approfondire quest'ambito, cercando di capire i
meccanismi attraverso i quali queste metodiche modificano
l'attività cerebrale stimolando - ha concluso - un
miglioramento dello stato del paziente".