"Le neuroscienze e le tecniche di neuroimaging sono un ausilio
insostituibile per lo studio della struttura ma anche della
funzionalità del cervello e delle sue alterazioni provocate dal
consumo di droghe. Scoprire come si modificano permette a medici e
operatori di costruire percorsi di cura e riabilitazione delle
tossicodipendenze più mirati, efficaci e duraturi".
Così il capo del Dipartimento Politiche Antidroga (DPA),
Giovanni Serpelloni, ha aperto il 2° Congresso Nazionale
"Neuroscience of addiction. Neurobiologia, neuroimaging e aspetti
educativi nelle dipendenze", organizzato dal Dipartimento delle
Dipendenze dell'Ulss 20 di Verona in collaborazione con il
Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei
Ministri.
"L'osservazione del cervello, attraverso le tecniche di
neuroimaging - ha proseguito Serpelloni - ha consentito in questi
anni di scoprire quali aree subiscono danni, permanenti e
temporanei, con l'uso di droghe e di analizzare i comportamenti e i
disturbi correlati a questi danni. Disturbi che possono essere
curati con un'adeguata stimolazione psichica.
Cambia la mente e cambierai il cervello - ha osservato il capo
del DPA - Gli stimoli psichici infatti possono modificare la neuro
plasticità del cervello: quest'ultima è infatti la capacità delle
strutture cerebrali di modificarsi in base agli stimoli ricevuti
dall'ambiente esterno. Un elemento attivo tanto nella dipendenza
quanto nel suo trattamento.
Queste nuove conoscenze - ha sottolineato Serpelloni - ci
dimostrano dunque che le istituzioni, gli operatori, i medici e gli
educatori possono diventare una parte attiva importante nella
prevenzione". Secondo il capo del DPA, quindi, è necessario far
comprendere che la prevenzione deve essere fatta a più livelli, che
non deve concentrarsi solo sugli adolescenti ma che il percorso
preventivo inizia già a 4 - 5 anni di età.
Solo così i ragazzi possono arrivare al momento del loro primo
approccio con la sostanza, inevitabile oggi data la
capillarizzazione dell'offerta, con un bagaglio di regolamenti e
comportamenti consolidati che permetta loro di avere gli strumenti
adeguati per affrontare e superare correttamente questa particolare
fase.
"Ci auguriamo quindi - conclude Serpelloni - che queste
giornate di lavori siano di stimolo alla riflessione, forniscano
una nuova chiave di lettura del fenomeno delle tossicodipendenze e
siano la base per rivalutare e reimpostare i nostri modelli
interpretativi e i nostri metodi di prevenzione e intervento".