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Cannabis: una droga pericolosa tutt’altro che leggera

La presa di posizione del Presidente dei Tossicologi Forensi italiani

elisabetta bertolIn qualità di Presidente della Associazione Scientifica GTFI (Gruppo Tossicologi Forensi Italiani) ed in relazione alle esternazioni del Sig. Vasco Rossi sulla presunta innocuità della cannabis e dei suoi derivati, sento il dovere di ribadire, in linea con il background scientifico e culturale dell'Associazione che rappresento, e in pieno accordo con quanto emerge fortemente dal messaggio del video presentato ieri alla Mostra del Cinema di Venezia, dall'idea del Sottosegretario Sen. Giovanardi, e con il testo "Cannabis e danni alla salute", pubblicato nel 2011 dal Dott. Serpelloni, che l'uso delle sostanze stupefacenti è sempre e comunque dannoso all'organismo umano, da qualsiasi angolo si voglia affrontare l'argomento. In particolare, con riferimento alla Cannabis, oggetto del tema base della giornata GTFI nel Congresso Nazionale SIMLA - Giornate Medico Legali Romane ed Europee (Roma, 15 giugno 2011) si è chiaramente ribadito quanto questa sostanza sia stata altamente sottovalutata in ordine alla sua pericolosità. E' probabilmente per questo che è così diffuso il suo uso, proprio per la sottostima dei gravi effetti psico‐comportamentali provocati dalla sua assunzione e per il falso mito della sua presunta innocuità. Si consulti il famoso, storico, ma attualissimo, testo di Gabriel G. Nahas, "Marijuana ‐ deceptive weed" RAVEN Press ‐ New York, 1973, che affascinò i cultori e gli studiosi nel campo degli stupefacenti, svelando il perché gli effetti di questa pianta risultassero, negli anni '60-'70, del tutto ingannatori in quanto fu possibile chiarire gli effetti dose‐risposta solo quando il THC fu isolato, identificato e sintetizzato, consentendo così sperimentazioni farmaco tossicologiche, prima mai possibili, che hanno rovesciato l'erroneo concetto della sua "leggerezza". Gli studi relativamente a questa sostanza vegetale ed al suo principio attivo stupefacente si sono incrementati negli ultimi anni, facendo tornare in auge le problematiche legate a questa antichissima droga, grazie anche agli studi nel campo delle neuroscienze, per mezzo della cui tecnologia (neuroimaging) sono state mappate le importanti aree cerebrali influenzate e danneggiate dall'uso di Cannabis, ed ancora studi nel campo del sistema immunitario e degli aspetti oncologici, oltre che nel campo della genetica in relazione alle frammentazioni del DNA di particolari neuroni (ippocampo). Basta quindi con la superficialità di valutazione, con l'attribuzione quanto mai obsoleta di "leggerezza" a questo stupefacente, e avanti ‐ invece ‐ con l'approfondimento scientifico che porti a ulteriori evidenze, già in parte acquisite, sui danni alla salute e sulle alterazioni psico‐comportamentali provocati da questa droga. Molti i decessi direttamente correlati al suo uso ‐ non certo per overdose, che anche per alcune altre sostanze stupefacenti non rappresenta il problema fondamentale in ordine ai rischi ‐ ma per psicosi tossiche, per grave infortunistica stradale e sul lavoro, a causa di disturbi della percezione visiva ed acustica, per diminuita capacità di cogliere tempi e spazi in modo adeguato, di controllare i propri arti in modo efficace per frenare, sterzare o cambiare la traiettoria del veicolo in modo utile, per caduta dei tempi di reazione e del sistema di allerta dell'organismo completamente offuscato. Non va inoltre dimenticato il ruolo di droga "gateway" (incentivante l'uso di droghe quali l'eroina e la cocaina) che la Cannabis ha nelle persone vulnerabili a sviluppare uno stato di tossicodipendenza. E' infatti provato che oltre il 95 % dei td da eroina o cocaina in trattamento hanno iniziato il loro percorso di malattia proprio con la Cannabis. Pericolosità della Cannabis, dunque, così come dell'alcol, del tabacco, e di altre sostanze farmacologicamente attive, in quanto ingannevoli, perché generalmente non uccidono per "overdose", cioè per tossicità acuta, ma, molto più subdolamente, per patologie correlate, per comportamenti a rischio, per danno spesso irreversibile alla nostra salute fisica e mentale. Non sono pertanto scientificamente condivisibili né accettabili le superficiali affermazioni rilasciate dal noto uomo di spettacolo.

ELISABETTA BERTOL
Prof. Ordinario di Tossicologia Forense - Università di Firenze
Presidente Associazione Scientifica GTFI
Membro Consulta Dipartimento Politiche Antidroga

 

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