La presa di posizione del Presidente dei Tossicologi
Forensi italiani
In qualità di Presidente della
Associazione Scientifica GTFI (Gruppo Tossicologi Forensi
Italiani) ed in relazione alle esternazioni del Sig. Vasco
Rossi sulla presunta innocuità della cannabis e dei suoi derivati,
sento il dovere di ribadire, in linea con il background scientifico
e culturale dell'Associazione che rappresento, e in pieno accordo
con quanto emerge fortemente dal messaggio del video presentato
ieri alla Mostra del Cinema di Venezia, dall'idea del
Sottosegretario Sen. Giovanardi, e con il testo "Cannabis e danni
alla salute", pubblicato nel 2011 dal Dott. Serpelloni, che l'uso
delle sostanze stupefacenti è sempre e comunque dannoso
all'organismo umano, da qualsiasi angolo si voglia affrontare
l'argomento. In particolare, con riferimento alla Cannabis, oggetto
del tema base della giornata GTFI nel Congresso Nazionale SIMLA -
Giornate Medico Legali Romane ed Europee (Roma, 15 giugno 2011) si
è chiaramente ribadito quanto questa sostanza sia stata altamente
sottovalutata in ordine alla sua pericolosità. E' probabilmente per
questo che è così diffuso il suo uso, proprio per la sottostima dei
gravi effetti psico‐comportamentali provocati dalla sua assunzione
e per il falso mito della sua presunta innocuità. Si consulti il
famoso, storico, ma attualissimo, testo di Gabriel G. Nahas,
"Marijuana ‐ deceptive weed" RAVEN Press ‐ New York, 1973, che
affascinò i cultori e gli studiosi nel campo degli stupefacenti,
svelando il perché gli effetti di questa pianta risultassero, negli
anni '60-'70, del tutto ingannatori in quanto fu possibile chiarire
gli effetti dose‐risposta solo quando il THC fu isolato,
identificato e sintetizzato, consentendo così sperimentazioni
farmaco tossicologiche, prima mai possibili, che hanno rovesciato
l'erroneo concetto della sua "leggerezza". Gli studi relativamente
a questa sostanza vegetale ed al suo principio attivo stupefacente
si sono incrementati negli ultimi anni, facendo tornare in auge le
problematiche legate a questa antichissima droga, grazie anche agli
studi nel campo delle neuroscienze, per mezzo della cui tecnologia
(neuroimaging) sono state mappate le importanti aree cerebrali
influenzate e danneggiate dall'uso di Cannabis, ed ancora studi nel
campo del sistema immunitario e degli aspetti oncologici, oltre che
nel campo della genetica in relazione alle frammentazioni del DNA
di particolari neuroni (ippocampo). Basta quindi con la
superficialità di valutazione, con l'attribuzione quanto mai
obsoleta di "leggerezza" a questo stupefacente, e avanti ‐ invece ‐
con l'approfondimento scientifico che porti a ulteriori evidenze,
già in parte acquisite, sui danni alla salute e sulle alterazioni
psico‐comportamentali provocati da questa droga. Molti i decessi
direttamente correlati al suo uso ‐ non certo per overdose, che
anche per alcune altre sostanze stupefacenti non rappresenta il
problema fondamentale in ordine ai rischi ‐ ma per psicosi
tossiche, per grave infortunistica stradale e sul lavoro, a causa
di disturbi della percezione visiva ed acustica, per diminuita
capacità di cogliere tempi e spazi in modo adeguato, di controllare
i propri arti in modo efficace per frenare, sterzare o cambiare la
traiettoria del veicolo in modo utile, per caduta dei tempi di
reazione e del sistema di allerta dell'organismo completamente
offuscato. Non va inoltre dimenticato il ruolo di droga "gateway"
(incentivante l'uso di droghe quali l'eroina e la cocaina) che la
Cannabis ha nelle persone vulnerabili a sviluppare uno stato di
tossicodipendenza. E' infatti provato che oltre il 95 % dei td da
eroina o cocaina in trattamento hanno iniziato il loro percorso di
malattia proprio con la Cannabis. Pericolosità della Cannabis,
dunque, così come dell'alcol, del tabacco, e di altre sostanze
farmacologicamente attive, in quanto ingannevoli, perché
generalmente non uccidono per "overdose", cioè per tossicità acuta,
ma, molto più subdolamente, per patologie correlate, per
comportamenti a rischio, per danno spesso irreversibile alla nostra
salute fisica e mentale. Non sono pertanto scientificamente
condivisibili né accettabili le superficiali affermazioni
rilasciate dal noto uomo di spettacolo.
ELISABETTA BERTOL
Prof. Ordinario di Tossicologia Forense - Università di
Firenze
Presidente Associazione Scientifica GTFI
Membro Consulta Dipartimento Politiche Antidroga