Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Politiche antidroga

8.3 CiTos

Presentazione

epatiteI dati epidemiologici mostrano come l'utilizzo di sostanze da abuso iniettabili sia il principale fattore di rischio per la trasmissione del virus dell'epatite C. Inoltre la presentazione clinica spesso asintomatica e lo stato psicologico dei tossicodipendenti fanno di questa popolazione un importante reservoir d'infezione.

Studi condotti nei soggetti tossicodipendenti hanno evidenziato come l'immunosoppressione conseguente all'abuso di sostanze possa rappresentare un co-fattore nello sviluppo e nella progressione verso la cirrosi dell'infezione da HCV, dal momento che nei meccanismi di eradicazione del virus dell'epatite C da parte dell'organismo un ruolo centrale viene esercitato dalla corretta risposta immunitaria sia di tipo umorale che cellulo-mediata.

Trattare i tossicodipendenti per l'epatite C rappresenta un importante strumento al fine di diminuire il numero di nuove infezioni, di trapianti epatici e di morti per insufficienza epatica. Ciò nonostante attualmente non c'è un accordo tra gli epatologi sul trattamento di questi pazienti.

L'alta variabilità nell'outcome della terapia antivirale, soprattutto in soggetti già immunodepressi per altre cause, aggiunta alla spesso inadeguata compliance del paziente, nonché alla tollerabilità della terapia, sembrano giustificare la scelta di non trattare pazienti CHC (con epatite C cronica) tossicodipendenti.

Tuttavia, recenti evidenze pre-cliniche e cliniche sembrano indicare che gli oppiacei a lunga emivita come il metadone e la buprenorfina sono in grado di ripristinare il sistema immunitario alterato dall'uso di sostanze stupefacenti e migliorare anche gli outcome dei trattamenti per HCV.

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